Disturbo d'Ansia Generalizzata (DAG)

Nonostante possa comparire anche nell’infanzia, generalmente il DAG si sviluppa intorno all’età dei 12 anni. Il Disturbo si manifesta sotto forma di preoccupazioni sproporzionate e incontrollabili nei confronti di un gran numero di eventi ordinari e attività quotidiane. La particolarità del Disturbo d’ansia generalizzata è che il giovane paziente spesso si rende conto che la propria preoccupazione è eccessiva o immotivata, ma a questa consapevolezza si accompagna un senso di precarietà e disagio dato dalla sensazione di non avere un controllo abbastanza saldo sulle cose.

 

Per la sua natura il DAG può comparire insieme a disturbi correlati come ansia sociale, ansia da separazione, depressione e disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Le preoccupazioni più frequenti tra bambini e adolescenti riguardano le proprie prestazioni (generalmente scolastiche, ma anche artistiche, sportive etc.). Spesso il timore di non essere all’altezza intacca anche le relazioni sociali e il rapporto con il mondo esterno, innescando stati d’ansia circa la possibilità di essere vittima di aggressioni, incidenti o disastri naturali.

Ecco alcuni esempi di sintomi riconducibili al Disturbo d’ansia generalizzata:

  • riluttanza nel cimentarsi in attività nuove o sconosciute
  • abbandono di attività gradite a seguito di risultati non eccellenti
  • tendenza ad angosciarsi circa questioni non adatte all’età (es. bilancio familiare, stato di salute dei propri cari, catastrofi naturali, tensioni politiche etc.)
  • difficoltà nel prendere decisioni istintive
  • tendenza ad analizzare scelte o situazioni con eccessiva minuziosità
  • tendenza a rimandare costantemente tutto ciò che potrebbe causare agitazione

Ansia Sociale

Il disturbo d’ansia sociale può colpire anche gli adulti, ma nell’età dello sviluppo i giovani pazienti sono particolarmente vulnerabili: in assenza di una consapevolezza più matura che possa aiutarli a contestualizzare il proprio disagio, bambini e adolescenti fanno molta più fatica a gestirlo.

I giovani pazienti che soffrono di ansia sociale sono eccessivamente preoccupati al pensiero di compiere qualcosa di imbarazzante o umiliante, e vivono in modo tormentato l’eventualità che gli altri (sopratutto i compagni) possano giudicarli negativamente e/o isolarli.

 

 

Nei casi più gravi, la paura di dire o fare qualcosa di “sbagliato” trascina l’individuo in uno stato di apatia, in cui le possibilità di “errore” vengono limitate al massimo semplicemente evitando di parlare e agire se non quando strettamente necessario.

Le situazioni più temute possono essere divise in due categorie:

  • Preoccupazioni basate sulla performance
    Il bambino/ragazzo prova disagio al pensiero di essere osservato mentre compie un’azione in pubblico (ad esempio parlare davanti alla classe, partecipare a sfide sportive, mangiare in compagnia di altri, entrare in una stanza in cui altri hanno già preso posto).
  • Preoccupazioni basate sull’interazione
    Il bambino/ragazzo teme eventuali situazioni di disagio o umiliazione che potrebbero verificarsi all’interno di un contesto relazionale (es. fare la conoscenza di nuove persone, invitare qualcuno fuori o a casa, lavorare in gruppo, sostenere le proprie opinioni).

Con un approccio cognitivo-comportamentale, la terapia è molto simile a quella utilizzata per la gestione del disturbo d’ansia generalizzata.

Disturbo d'Ansia da Separazione

Il disturbo d’ansia da separazione si manifesta come un eccessivo senso di paura e disagio circa la separazione da casa o dalle figure di riferimento del bambino (genitori, nonni, baby sitter etc.).

A differenza della normale preoccupazione che i bambini possono provare lontano dai genitori, nel caso del disturbo d’ansia da separazione possiamo assistere a gravi limitazioni della vita quotidiana.

Il bambino può rifiutare la scuola (con la conseguenza di difficoltà di apprendimento e isolamento sociale), diventare apatico, provare un’eccessiva tristezza e perdere interesse in ciò che lo circonda al punto da non riuscire a mantenere l’attenzione.

 

I bambini con questo disturbo provano una grande agitazione e una profonda sofferenza ogni volta che la figura primaria di riferimento si allontana, anche solo per brevi periodi. Il piccolo paziente può vivere situazioni di grande stress anche nel caso delle separazioni quotidiane (es. genitore che esce per andare a lavoro, lasciare la casa per andare a scuola, andare a dormire).

Oltre al pianto e a manifestazioni di turbamento, ecco una lista dei sintomi più frequenti:

  • nausea e/o vomito
  • mal di testa o mal di pancia
  • tachicardia e respiro corto
  • attacchi di panico
  • tendenza ad “aggrapparsi” fisicamente alla figura di riferimento
  • scatti di rabbia nell’imminenza della separazione
  • frequenti incubi riguardanti l’abbandono o la morte di una persona cara

Le cause del disturbo d’ansia da separazione possono essere molto diverse: lutto (morte di un genitore, di una persona cara o di un animale domestico), malattia e ospedalizzazione (propria o di un familiare), cambio di scuola, trasloco, separazione o divorzio dei genitori.

Nel caso dei bambini la diagnosi è resa più complessa dal fatto che spesso i piccoli pazienti non sono in grado di elaborare verbalmente le proprie paure. È possibile che il bambino si limiti a dire di non voler andare in un certo posto o di non voler fare una determinata attività, mentre nel caso di pazienti adolescenti è più frequente per il terapeuta ricevere una descrizione più dettagliata delle preoccupazioni che scatenano lo stato d’ansia (es. la paura che accada qualcosa di “brutto”, come un incidente, a loro stessi o ai propri cari).

Grazie alla terapia cognitivo-comportamentale è possibile approfondire le dinamiche che causano gli attacchi d’ansia per individuarne gli inneschi. In questo modo le credenze che scatenano il malessere possono essere isolate e messe in discussione, così da fornire al giovane paziente tutti gli strumenti necessari per vivere i distacchi quotidiani con serenità.

Fobie specifiche

A differenza delle comuni paure, le fobie sono terrori “intensi e circoscritti” legati a uno specifico oggetto, personaggio o animale, ma che possono riguardare anche determinati avvenimenti naturali o sociali.

 

Rispetto alle paure più generiche, la fobia è sproporzionata e irrazionale: ad esempio, la forza con cui si presenta può non essere minimamente collegata alla probabilità di entrare in contatto con l’oggetto del terrore. Spesso chi ne soffre è in grado di capire l’assurdità della propria paura, ma non riesce comunque a liberarsene.

I sintomi più comuni che possono comparire in presenza di un disturbo fobico sono i seguenti:

  • tachicardia
  • disturbi gastrici o urinari (mal di pancia, vomito, diarrea, difficoltà a trattenere la pipì)
  • senso di soffocamento
  • sudorazione eccessiva
  • tremori

A causa della spiacevolezza dei sintomi, chi soffre di una fobia specifica tende a evitare in qualsiasi modo possibile l’esposizione a ciò che scatena la reazione di paura. Ad esempio, un bambino odontofobico (cioè con una fobia nei confronti del dentista) potrebbe non segnalare un dolore o una carie per paura di doversi sottoporre a una visita.

La tendenza a evitare le situazioni associate alla fobia spinge il paziente a ridurre il proprio repertorio di comportamenti e la propria libertà di azione e movimento, con il rischio che l’evitamento della paura si riveli invalidante per lo sviluppo sociale e psicologico del bambino.

Fortunatamente, nei casi di fobie specifiche la terapia cognitivo-comportamentale garantisce un successo nel 90-95% dei casi.

Fobia scolare

Si parla di fobia scolare quando il livello di ansia e di paura legati alla permanenza a scuola arriva a compromettere la regolare frequenza.

Le conseguenze di questa fobia possono deteriorare lo sviluppo emotivo e sociale, ritardare l’acquisizione di competenze scolastiche e creare tensioni in famiglia.

 

Questa fobia colpisce l’1-5% dei bambini e ragazzi in età scolare e sembra comparire più spesso in concomitanza di cambiamenti evolutivi delicati, come l’inserimento nella scuola elementare e il passaggio alle scuole medie.

Generalmente, i fattori scatenanti della fobia scolare sono di tipo ambientale: questo significa che le cause del rifiuto vanno spesso ricercate nel contesto del gruppo-classe e nel rapporto con i docenti.

La terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace nella riduzione dell’ansia e si è rivelata cruciale nell’aumento dell’autostima e nella disponibilità a riprendere serenamente la normale frequenza scolastica.

Mutismo selettivo

Il mutismo selettivo rientra nella categoria dei disturbi d’ansia. I bambini e gli adolescenti che si trovano a sperimentare questa condizione sono perfettamente capaci di parlare e comunicare in maniera efficace, ma in alcuni contesti sociali (percepiti come minacciosi) si verifica un vero e proprio azzeramento delle capacità espressive.

 

Circa il 90% dei bambini che si trovano ad affrontare il mutismo selettivo soffre già di fobia sociale, condizione che li rende timidi, timorosi e straordinariamente preoccupati dall’eventualità di dover comunicare in pubblico.

Quelli che seguono sono alcuni dei sintomi più comuni che possono aiutarci a diagnosticare un caso di mutismo selettivo:

  • incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche (es. scuola)
  • mutismo selettivo perdurante da almeno 1 mese (escluso il primo di scuola)
  • buona padronanza della lingua in cui il bambino non si esprime
  • diagnosi negativa per autismo, schizofrenia e disturbi psicotici
  • sintomi di ansia da separazione e ansia sociale
  • evitamento del contatto visivo quando qualcuno si rivolge al bambino
  • tendenza a evitare le situazioni che innescano il mutismo

Il trattamento cognitivo-comportamentale del mutismo selettivo agisce su fronti diversi, lavorando sulla percezione che il bambino ha dell’ambiente o della situazione che causa il mutismo.

QUALIFICHE

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iscrizione n. 1946 del 21/10/2009

Albo Terapeuti EMDR
da luglio 2018

Albo CTU Tribunale Macerata
da giugno 2018

Consulente Psicoterapeuta
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