Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) si distingue per la presenza di pensieri, immagini mentali o impulsi sgradevoli che causano al paziente uno stato di preoccupazione, ansia e disperazione.

L’esempio più tipico di DOC è quello legato alla contaminazione dei germi (compulsione a toccare il meno possibile persone, oggetti e superfici e a lavarsi costantemente), ma è molto diffuso anche quello basato sulla preoccupazione costante circa la possibilità che una persona cara possa ammalarsi o essere vittima di un incidente.

Le compulsioni possono manifestarsi nelle maniere più diverse: controllare ossessivamente che una serratura sia chiusa, ripetere certe parole o frasi un certo numero di volte, contare mentalmente, lavarsi le mani molto più spesso di quanto sia raccomandabile.

I pazienti che soffrono di DOC sentono di essere “costretti” ad assecondare le proprie compulsioni perché temono che, in caso contrario, potrebbe accadere qualcosa di negativo.

L’età in cui il DOC insorge più spesso è quella compresa tra i 9 e gli 11 anni, e generalmente le ossessioni infantili riguardano sporco e simmetria.

Ecco alcuni dei sintomi più comuni del Disturbo ossessivo-compulsivo infantile:

  • eccessiva preoccupazione per pulizia e igiene (personale e degli spazi)
  • eccessivo perfezionismo nei compiti a casa (es. pagine logorate dalle cancellature)
  • lentezza nei preparativi personali dovuta a “rituali”
  • rifiuto di svolgere determinate attività (es. tagliare il cibo con il coltello)
  • rabbia o insofferenza quando un’azione “rituale” viene interrotta
  • incapacità o difficoltà a spiegare il proprio comportamento insolito
  • tendenza a nascondere le proprie compulsioni

La terapia cognitivo-comportamentale ha l’obiettivo di mettere in discussione le credenze del paziente per spezzare la catena del DOC e riportare le azioni quotidiane nell’ambito della razionalità.

Parte della terapia può prevedere il ricorso alla “prevenzione della risposta”, cioè supportare il paziente nell’interruzione del comportamento compulsivo, sostituendo quest’ultimo con pensieri capaci di eliminare l’ansia o di gestirla con l’aiuto di nuove tecniche (ad esempio quelle distrattive).

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