La formazione online per i professionisti psicologi è una modalità collaudata, già prima del Covid 19. Questa settimana, la nuova esperienza è stata partecipare ad un webinar rivolto a specialisti e non: alunni, insegnanti, genitori, psicologi, dirigenti scolastici, neuropsichiatri infantili, educatori, tutti in ascolto ed in riflessione con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, che non ha bisogno di presentazioni.

L’argomento del suo intervento è inevitabilmente riferito al tempo che stiamo vivendo, inaspettato e sconosciuto: stare a casa. È un nuovo limite imposto alla quotidianità, bisogna fermarsi ed aspettare. Le nostre coordinate spaziotempo si modificano: il mondo diventa più piccolo e le giornate si dilatano. I nostri ruoli cambiano, diventiamo lavoratori, genitori ed insegnanti. Questi cambiamenti ci sollecitano. Cosa può portare di positivo questo momento? Qual è il bello del restare? Le argomentazioni riguardo una situazione così complessa, sono state differenti, le questioni sulle quali fermarsi a riflettere possono essere il tempo del sostare e l’essere nutrienti.

SOSTARE, nello specifico di quello che stiamo vivendo, può essere la riscoperta del tempo e del saperci stare. La condizione di reclusione ci può permettere di individuare le opportunità della relazione genitori- figli, scoprendone i fattori di rischio e le criticità. È fondamentale sapere che noi genitori abbiamo la responsabilità di come affrontare questo tempo. Se siamo adulti spaventati, possiamo diventare adulti spaventanti: ad esempio, se abbiamo attitudini ansiose e fobiche, consultiamo continuamente i media alla ricerca di informazioni su quello che accade. Questo nostro comportamento farà arrivare il notiziario dell’apocalisse alla mente dei bambini. Lavorare sul genitore spaventato che c’è in noi, nel momento del restare, significa regolarci emotivamente per fornire sicurezza.

È necessario mostrare la percezione del controllo di quello che accade, non in quello che diciamo ma in come lo diciamo. È una nostra responsabilità educativa il come parliamo con i nostri figli: mantenere una competenza vitale ed energetica, trovare una resilienza per non cadere in stati emotivi disregolati, insomma funzionare come base sicura è il nostro compito, soprattutto in questa fase.

Cosi daremo la risposta di ESSERE NUTRIENTI per i nostri figli. In termini pratici, per essere nutrienti, abbiamo il compito di intercettare i bisogni dei bambini. Stanno vivendo un momento di deprivazione nelle relazioni, nelle esperienze sociali, negli spazi motori…. Ad esempio, quando ci dicono di aver fame, con la richiesta di multi snacking, pur avendo mangiato da poco tempo, è fondamentale aiutarli a riformulare la fame e l’appetito come bisogni e richieste specifiche, trasformando il cibo in relazioni. Bisogna lavorare sulla denutrizione del benessere e capire quale area è denutrita: quella del corpo, quella della mente e quella delle relazioni.

Siamo in un tempo fertile per attivarci nella resilienza, nella capacità di trasformare questa esperienza di vulnerabilità in opportunità e responsabilità, nel prenderci cura delle relazioni.

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