Chiazze rosse ricoperte da squame biancastre dovute ad un aumento anomalo della produzione di cellule dello strato più esterno della pelle, causando ispessimento. È così che riconosciamo la psoriasi, malattia cronica della pelle. La sua manifestazione cutanea risulta evidente, ma ti sei mai soffermata/o a riflettere su come ci si sente ad averla e come questa patologia impatta sulla qualità della vita?

Con questo articolo voglio rivolgermi a chi sta vivendo questa condizione, ai suoi cari e a chi vorrebbe approfondire l’argomento.

Psoriasi: cos’è e come ci si accorge di averla

La psoriasi è una patologia infiammatoria della pelle. Si localizza principalmente nella regione delle ginocchia, dei gomiti, dei piedi, delle mani, del cuoio capelluto e nell’area sacrale. I sintomi, quali desquamazione, senso di tensione, prurito, eritema, bruciore, tendono a regredire in estate, per poi riacutizzarsi nella stagione invernale. Non è contagiosa, ma comporta una serie di difficoltà psicologiche e relazionali da affrontare.

La visibilità del sintomo può essere invalidante in quanto la stigmatizzazione sociale favorisce l’isolamento, alterando la routine quotidiana rendendo la persona insicura nelle relazioni intime, limitando l’uso di alcuni capi di abbigliamento (come le gonne, abiti o t-shirt), restringendo i contesti sociali in cui il corpo può essere esposto (in palestra, in piscina, al mare, ect…).

La causa di questa malattia è da ricercare nella componente genetica dell’individuo. A questa vanno aggiunti fattori scatenanti ambientali riconducibili a traumi, fumo, abuso di alcool, l’alterazione del metabolismo, ect.

Da non sottovalutare, inoltre, è il legame tra mente e corpo, quindi tra stress psicologico e psoriasi. Conciliare impegni di lavoro o studio con la gestione della famiglia, occuparsi di piccole o grandi responsabilità, superare eventi traumatici e cambiamenti non è semplice. Sono potenziali fattori di stress cronico che possono innescare una risposta infiammatoria nel corpo e aggravare i sintomi della psoriasi. Al contrario, quando una persona psoriasica sperimenta livelli di stress ridotti, la pelle tende a migliorare.

Come ci si sente a vivere con la psoriasi

Seppur non rappresenti un rischio per la vita, la psoriasi è una malattia che impatta in maniera rilevante sulla sfera psicosociale. Secondo il World Psoriasis Happiness Report, una delle più grandi ricerche condotte a livello mondiale sull’impatto psicologico della psoriasi dall’ The Health & Happiness Research Foundation in collaborazione con The Happiness Research Institute, lo stress e la solitudine sono le due cause principali di infelicità per chi ne è affetto.

Questo perché la psoriasi è una patologia che coinvolge la persona a 360 gradi. Non solo dal punto di vista fisico ed organico ma anche dal punto di vista emotivo, relazionale e mentale.

I pazienti provano ansia, depressione e talvolta possono arrivare ad elaborare pensieri di suicidio. Solitamente, hanno un basso livello di accettazione di sé e un comportamento poco orientato al perseguimento di obiettivi. Si sentono insicuri, incompresi, arrabbiati e frustrati. Si innesca un meccanismo di vergogna e discriminazione sociale (fenomeno della stigmatizzazione) che induce il paziente a nascondere la propria psoriasi o ad evitare incontri e luoghi pubblici, preferendo l’isolamento. Anche le relazioni sessuali possono essere compromesse. Tutto ciò provoca stress costante, preoccupazione, diminuzione del sonno, sbalzi d’umore compromettendo la qualità di vita di chi ne soffre.

Janowski & Steuden (2008) ipotizzano che il temperamento del soggetto influenzi l’effetto della patologia sulla qualità della vita, diminuendo la sofferenza emotiva. Soggetti che mostrano risorse come una certa perseveranza, attività, reattività emozionale, vivacità e tolleranza, riuscirebbero a gestire lo stress meglio di altri e questi tratti di personalità avrebbero un effetto mediatore.

Consigli per il benessere psicologico

La psoriasi è una patologia cronica e ciclicamente riacutizzante. La cura dev’essere un trattamento multidimensionale. Il dermatologo è certamente il primo specialista a cui rivolgersi per affrontare gli aspetti clinici, ma rivolgersi allo psicoterapeuta è indispensabile per riconoscere il disagio psicologico, rendere il paziente consapevole dell’impatto psicologico conseguente la malattia ed anche attivante la patologia, fronteggiare le emozioni dolorose.

A tal proposito, vorrei citare un progetto per i pazienti psoriasici nato nel 2019 dalla collaborazione tra l’Associazione per la difesa degli psoriasici (ADIPSO), per la quale ho avuto la possibilità di essere referente psicoterapeuta della regione Marche, e gli ospedali riuniti Torrette di Ancona.

Questa esperienza è momentaneamente sospesa a causa della pandemia e quando è stata avviata aveva l’obiettivo di rilevare e misurare la sofferenza psicologica, per supportare emotivamente i pazienti psoriasici riguardo le difficoltà psicologiche di gestione dei sintomi, ovvero le conseguenze emotive della patologia.

Durante gli incontri il confronto con persone che vivono la medesima condizione e la condivisione delle proprie emozioni, supportano ed incoraggiano la persona psoriasica a non sentirsi sola e a superare la sofferenza emotiva. Permette inoltre di evitare l’eventuale interruzione o il non accesso alle cure mediche conseguenti all’auto-emarginazione, causata dalla già citata stigmatizzazione sociale e all’isolamento sociale.

Per concludere, suggerisco la psicoterapia individuale o di gruppo, come trattamento per gestire le difficoltà emotive e relazionali conseguenti l’insorgenza della psoriasi e per raggiungere il meritato benessere psicologico per vivere serenamente la quotidianità.

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